La sua è stata la ferita più profonda lasciata dall'attentato che il 16 maggio scorso ha sconvolto il centro storico di Modena. Dopo oltre due mesi trascorsi tra la vita e la morte, Monica Esposito, 55 anni, residente a Nonantola, è morta questa mattina, 22 luglio, all'ospedale civile di Baggiovara, dove era stata trasferita dopo un primo ricovero all'ospedale Maggiore di Bologna. Quel sabato pomeriggio Monica stava passeggiando lungo via Emilia Centro insieme al marito Angelo Ciccarelli quando la loro vita è stata travolta dall'auto guidata da Salim El Koudri. La donna è stata una delle prime persone a essere investite e fin dai primi soccorsi il suo quadro clinico è apparso disperato. Per settimane medici e infermieri hanno tentato ogni possibile approccio terapeutico per salvarle la vita. Monica è stata sottoposta a numerosi interventi chirurgici e, secondo quanto emerso durante il lungo ricovero, i sanitari sono stati costretti anche ad amputarle entrambe le gambe nel tentativo di contenere le gravissime conseguenze riportate nell'investimento. Nonostante gli sforzi dell'équipe medica, però, il suo quadro clinico è progressivamente peggiorato fino al decesso.
Il gesto di generosità della famiglia
Trasportata in elisoccorso all'ospedale Maggiore di Bologna subito dopo l'attentato, Monica Esposito è stata ricoverata nel reparto di Terapia Intensiva, dove gli specialisti hanno lavorato senza sosta per cercare di stabilizzarne le condizioni. Nelle settimane successive è stata trasferita all'ospedale civile di Baggiovara, nel Modenese, per proseguire le cure, ma il decorso non ha mai registrato quei miglioramenti che i familiari e i medici avevano sperato. L'Azienda ospedaliero-universitaria di Modena ha spiegato che, nonostante siano stati messi in campo tutti gli approcci medico-chirurgici disponibili, la paziente non ha mai ripreso conoscenza. Nel momento del dolore, i suoi cari hanno scelto di rispettare una volontà che Monica aveva espresso quando era in vita, autorizzando la donazione degli organi. Un gesto di straordinario altruismo ricordato anche nella nota congiunta diffusa dall'Azienda ospedaliero-universitaria di Modena, dall'Azienda Usl di Modena e dall'Azienda Usl di Bologna, che hanno espresso il proprio cordoglio ai familiari della donna. La notizia della sua morte ha suscitato profonda commozione in tutta la provincia modenese. Il sindaco di Modena, Massimo Mezzetti, ha espresso la propria vicinanza alla famiglia. "Una notizia tragica che accogliamo con enorme tristezza. Le mie condoglianze più sincere vanno al marito, rimasto anch'esso ferito lo scorso 16 maggio, alle figlie e al figlio, ai fratelli e sorelle e a tutti i familiari. In questo momento di dolore dobbiamo mettere da parte tutte le polemiche e deve prevalere il senso di umana vicinanza". Il primo cittadino ha poi ribadito come la scomparsa della cinquantacinquenne renda ancora più urgente fare piena luce su quanto accaduto. "Questo lutto rafforza la richiesta di una piena giustizia verso chi si è reso responsabile di questo terribile attentato. Continueremo a fare tutto quello che possiamo per stare accanto alle persone ferite e confermiamo il nostro impegno per rappresentare, nel processo che verrà, una comunità ferita perché Modena non può e non deve dimenticare quanto accaduto". Nelle stesse ore anche il senatore modenese e coordinatore regionale di Fratelli d'Italia, Michele Barcaiuolo, ha espresso il proprio cordoglio ai familiari della vittima, sottolineando la necessità di proseguire con determinazione l'accertamento delle responsabilità sull'attentato e di fare piena luce su ogni aspetto ancora aperto dell'inchiesta.
Chi era Monica Esposito: una vita semplice tra famiglia, lavoro e piccoli momenti di felicità
Dietro il nome di Monica Esposito non c'era un personaggio pubblico, ma una donna che conduceva una vita semplice, scandita dal lavoro, dagli affetti e da quei piccoli momenti quotidiani che oggi restituiscono il ritratto di una famiglia improvvisamente travolta da una tragedia. Da anni viveva a Nonantola, insieme al marito Angelo Ciccarelli. Entrambi lavoravano nel paese, a una decina di chilometri da Modena, dove avevano costruito la loro quotidianità e cresciuto i tre figli, un ragazzo di 19 anni e due figlie maggiori. Le fotografie condivise sui social raccontano una famiglia molto unita, abituata a trascorrere il tempo libero insieme. L'ultima vacanza risale all'estate precedente, in Sardegna, tra bagni nelle acque cristalline, partite a carte e giornate di relax. Accanto ai ricordi delle ferie ci sono quelli dei traguardi dei figli, l'orgoglio per il diciannovenne impegnato nel calcio, incoraggiato dal padre con affettuosi messaggi di sostegno, e la felicità per la laurea in Psicologia di una delle due figlie. Tra le passioni condivise c'erano anche il tifo per il Napoli e la musica. Poche settimane prima dell'attentato Monica e Angelo avevano assistito insieme al concerto di Renato Zero a Bologna, una delle ultime uscite di coppia prima che la loro vita cambiasse per sempre.
L'appello della figlia
Mentre Monica lottava tra la vita e la morte e il marito iniziava lentamente a riprendersi, fuori dal reparto di Terapia Intensiva si consumava il dramma della famiglia. Il primo ad arrivare all'ospedale Maggiore di Bologna fu il figlio diciannovenne, accompagnato da un amico. Ai sanitari bastarono poche parole per comprendere la disperazione di quel ragazzo. "Voglio sapere dove sono i miei genitori. Vengono da Modena", disse agli operatori, cercando notizie della madre e del padre, trasportati poco prima in elisoccorso. Poco dopo lo raggiunsero anche le due sorelle maggiori, il nonno, parenti e amici. Per giorni rimasero fuori dal reparto di Rianimazione, aggrappati alla speranza che le condizioni di Monica potessero migliorare. Nei giorni successivi all'attentato, una delle figlie ha deciso di rompere il silenzio con un messaggio pubblicato sui social, chiedendo rispetto per il dolore che stava vivendo la famiglia. "Ci troviamo coinvolti e stravolti in una tragedia", ha scritto, rivolgendo un appello a chi stava seguendo la vicenda e chiedendo "spazio e riservatezza" per affrontare un momento così delicato. Poche parole che hanno restituito il senso dello smarrimento di una famiglia improvvisamente finita al centro della cronaca e costretta a convivere, oltre che con l'angoscia dell'attesa, anche con l'attenzione mediatica suscitata dall'attentato.
Il fratello Giovanni: "Chiedo giustizia e verità per mia sorella"
A dare voce al dolore della famiglia è stato soprattutto il fratello di Monica, Giovanni Esposito, intervenuto più volte pubblicamente nel corso delle settimane successive all'attentato. Con la sorella ancora ricoverata in ospedale, Giovanni aveva espresso tutta la propria amarezza per quanto accaduto, chiedendo che venisse fatta piena luce sulla vicenda e sulle responsabilità dell'investitore. "Chiedo giustizia e verità per mia sorella", aveva dichiarato in una delle sue interviste, trasformando quella frase nel simbolo della battaglia portata avanti dalla famiglia durante i lunghi mesi di ricovero. Oggi, dopo la morte di Monica Esposito, quella richiesta assume un significato ancora più profondo.

