L’Idf arretra in Libano ma alza il muro a Gaza. "La Striscia divisa"

Scritto il 22/07/2026
da Gaia Cesare

Via alle zone pilota nel Sud del Paese dei cedri, ma nuovi raid Aoun da Trump. Barriera di 23 km nell’enclave palestinese

Un muro fatto di terra. Per separare quel 50% e oltre della Striscia di Gaza che è già sotto il controllo dell’esercito israeliano dal resto del territorio dell’enclave palestinese. La divisione di Gaza in due è ormai quasi realtà. Proprio mentre le Forze Armate d’Israele (Idf) avviano il ritiro dal Sud del Libano e danno il via, fra spari e tensioni, alle «zone pilota» in cui l’esercito libanese assumerà ufficialmente e gradualmente il controllo della sicurezza, una lunga barriera di terra è in corso di edificazione da mesi nella Striscia di Gaza con l’obiettivo dichiarato di Tel Aviv di prevenire le infiltrazioni e proteggere le truppe e le comunità israeliane nei pressi di Gaza. Almeno 23 km, più della metà dei 40 totali, sono già stati costruiti fra gli insediamenti palestinesi ridotti in macerie, come dimostrano le immagini satellitari di Planet Labs PBC diffuse da Ap (nella foto) e come conferma l’esercito israeliano.

Si procede in fretta. Gli ultimi 2 chilometri sono stati realizzati in appena due settimane questo mese di luglio e dividono le rovine di Rafah, la città nel Sud controllata da Israele, da Muwasi, sede di alcuni dei più grandi campi profughi palestinesi. Si tratta di una barriera fisica che i gazawi temono si stia trasformando in muro di confine nell’area della «linea gialla». Uno scenario inquietante per i palestinesi dell’enclave, di cui oltre il 90% è stato sfollato e ammassato in un territorio minuscolo della Striscia, prevalentemente lungo la costa e nel centro-sud.

Tutto ciò mentre i raid israeliani proseguono con più di 1.100 vittime dal cessate il fuoco, tra cui diversi terroristi del 7 ottobre, ultimo dei quali Kamal Shehadeh Abu Tim, comandante di una cellula artefice del massacro del 7 ottobre nel kibbutz di Nir Oz. La cosiddetta yellow line, lungo la quale le truppe israeliane si sono ritirate in base all’accordo di cessate il fuoco raggiunto a ottobre con Hamas, era stata concepita nell’intesa voluta da Donald Trump come una divisione temporanea della Striscia, in attesa di un ritiro israeliano completo. E invece il tratto eretto si congiungerà con quello più lungo della barriera, che si estende già quasi senza interruzioni per 17 km dalla città meridionale di Khan Younis fino alle vicinanze di Gaza City, a nord.

La prospettiva della separazione è considerata questione vitale di sopravvivenza per gli israeliani, convinti che sia indispensabile creare un cordone di sicurezza, tanto che attorno alla linea di demarcazione l’esercito israeliano (Tsahal) ha ammesso di aver creato inoltre una «zona di sicurezza» dotata di risorse di intelligence e tecnologiche per proteggere i suoi soldati e i civili israeliani che vivono a ridosso dell’area.

La notizia del muro di Gaza arriva mentre israeliani e libanesi sono al lavoro per il ritiro parziale dell’esercito israeliano da almeno due zone pilota nel sud del Libano, dove l’Idf vuole fermare gli islamisti armati di Hezbollah. Nel Paese dei cedri è in vigore un cessate il fuoco violato sul campo di nuovo nelle ultime ore, con massicci bombardamenti israeliani nella parte meridionale roccaforte dei terroristi filo-Iran e la presunta apertura del fuoco da parte israeliana proprio nei pressi di una delle zone pilota a Zawtar al-Gharbiya. Il presidente libanese Joseph Aoun ha incontrato a Washington Donald Trump, a cui ha chiesto di sostenere il proprio esercito. Il tycoon ha garantito sostegno e promesso che Washington indagherà sulle denunce di attacchi israeliani e annunciato che parlerebbe con Hezbollah «se il presidente libanese lo volesse». Ma la pace è un percorso a ostacoli appeso alle turbolenze dell’intero Medioriente.