Preferenze, Meloni in pressing. L'ok di Tajani e i dubbi dentro Fi

Scritto il 22/07/2026
da Adalberto Signore

A Palazzo Chigi affrontato il dossier flessibilità energetica. Sul tavolo anche la legge elettorale Ieri è stata incardinata al Senato e la premier vuole ripresentare l’emendamento già bocciato alla Camera

Difficile credere davvero che il vertice di ieri a Palazzo Chigi tra i quattro leader della maggioranza - Giorgia Meloni, Antonio Tajani, Matteo Salvini e Maurizio Lupi - si sia davvero concentrato solo sul dossier energia come racconta il comunicato che ne è seguito. E se magari è vero, come recita la nota, che «particolare attenzione è stata dedicata all'estensione della National escape clause (clausola di salvaguardia nazionale) anche agli investimenti nel settore dell'energia, ottenuta dal governo italiano grazie all'iniziativa promossa in sede europea», è altamente improbabile - forse impossibile - che sul tavolo non siano finiti i dossier che in queste ore più agitano il centrodestra. A partire dalla riforma della legge elettorale, che proprio negli stessi minuti veniva incardinata in commissione Affari costituzionali a Palazzo Madama e di lì a poche ore sarebbe stata oggetto della capigruppo del Senato per decidere le tempistiche dell'esame. D'altra parte, sotto la superficie dei comunicati ufficiali è inevitabile che si muovano tensioni, diffidenze e calcoli in vista di una campagna elettorale che è di fatto già iniziata. Peraltro, non è un mistero che l'obiettivo della premier sia convincere gli alleati a ripresentare l'emendamento sulle preferenze (magari modificandolo per garantire la parità di genere) e riaprire così una partita che nel maggioranza è tutt'altro che archiviata. Un dossier sul quale Meloni avrebbe continuato il pressing, argomentato anche con la necessità di evitare possibili profili di incostituzionalità della legge dovuti all'accoppiata tra liste bloccate e premio di maggioranza senza preferenze. E su cui avrebbe ottenuto uno stentato via libera da Antonio Tajani, con la consapevolezza che non è chiaro fino a che punto i parlamentari di Forza Italia seguiranno le indicazioni di partito. Soprattutto la componente più vicina a Marina Berlusconi. Di certo, c'è che il centrodestra sembra aver archiviato l'ipotesi di uno sprint in Senato con il via libera dell'Aula prima dell'estate come ventilato nei giorni scorsi da qualcuno, soprattutto dall'opposizione. «Escludo un via libera prima della pausa estiva», spiega il presidente del Senato Ignazio La Russa (foto) dopo la capigruppo di Palazzo Madama. L'idea sarebbe quella di un via libera in Commissione nell'ultima settimana di agosto o al più tardi nella prima di settembre. Per poi andare subito in Aula. E, conferma il capogruppo di Fdi in Senato Lucio Malan, «ci sono le premesse per inserire le preferenze». Non è un caso che il timing stia tenendo conto di una terza lettura alla Camera che dovrà dare la doppia conformità per le modifiche apportate a Palazzo Madama. Dove non c'è voto segreto e quindi i senatori riottosi avranno più difficoltà a sottrarsi. Scrutinio segreto che invece ci sarebbe nel nuovo voto finale a Montecitorio. Ma a quel punto far saltare la legge elettorale significherebbe inevitabilmente mandare all'aria il governo, con conseguenze imprevedibili.