Matteo Lepore deve dimettersi. Il centrodestra, dati gli effetti della piazza convocata per la «verità» e la «giustizia», non ha dubbi. Le indagini sulla morte di Abderrahim Fakir sono in corso. Bologna, invece, è di nuovo vittima di devastazione. Il tema sollevato da Fdi, Lega e dal resto della coalizione è netto: è stato Lepore a radunare chi si è scagliato contro le forze dell'ordine. Fratelli d'Italia, a firma del consigliere regionale Francesco Sassone e dell'europarlamentare Stefano Cavedagna, ha presentato un esposto. Le dichiarazioni di Lepore successive alla morta di Fakir «potrebbero aver ingenerato nell'opinione pubblica...» il fatto che le autorità «non fossero in grado» di accertare la verità e di amministrare la giustizia, si legge. I meloniani, anche con una petizione online, domandano a gran voce il passo indietro del primo cittadino. La Lega, con il consigliere comunale Matteo Di Benedetto, chiede a sua volta le dimissioni: «Ha trasformato Bologna in una città sotto assedio». La Lega, che presenta a sua volta un esposto, definisce Matteo Lepore il «sindaco peggiore d'Italia». Il dem prova a difendersi, parla di «due piazze». Una sarebbe quella che ha convocato in piazza Nettuno, l'altra, quella di piazza Roosvelt, non sarebbe dipesa da lui. Che gli antagonisti avrebbero sfruttato la morte di Fakir per mettere a ferro e fuoco la città era chiaro come il sole. Lepore, chiamando la città a raccolta, gli ha regalato l'occasione. Per la premier Giorgia Meloni, la «violenza contro le forze dell'ordine» è «inaccettabile». Il sindaco felsineo è convinto che lo scopo della manifestazione fosse quello di «stare accanto ala famiglia» e che «chiedere la verità non delegittimi le divise». Sarà. Tra i poliziotti si annoverano almeno una sessantina di feriti, mentre è faticoso conteggiare vetrine rotte e strade imbrattate. Chiara Appendino attacca la destra perché accosta la sinistra «ai violenti». Ma l'accostamento viene naturale quando la piazza da cui partono le bombe carta viene apparecchiata da un sindaco del Pd. Elly Schlein ieri sera ha chiesto di non «aizzare la folla» contro nessuno, compreso Lepore. Il mondo dei centri sociali è tangente a questa gestione del Nazareno: la segretaria non condanna, al limite soprassiede. Anche nel centrosinistra bolognese l'atteggiamento maggioritario è il silenzio. A fine giornata è Giuseppe Conte a smarcarsi, nel gioco dei distinguo del «campo largo». «No» - dice - «agli attacchi ingiustificati alle forze dell'ordine». Dal punto di vista dei feriti, un po' tardivo. Calenda va oltre e chiede le dimissioni.
Un uragano su Lepore. "Adesso deve dimettersi"
Scritto il 22/07/2026
da Francesco Boezi

