Il grido del Papa ai potenti: "I governanti ora si fermino. Basta morti nel nome di Dio"

Scritto il 12/04/2026
da Serena Sartini

Prevost cita il "Mai più guerra" di Wojtyla. "Mettiamo fine alla follia, costruiamo pace"

Il grido disperato di Papa Leone rivolto ai governanti affinché si fermino, si siedano ai tavoli del dialogo e depongano le armi. E poi il monito: "Basta idolatria di se stessi, del denaro, basta guerra".

L'appello, a richiamare le parole di Karol Wojtyla: "Mai più guerra", una follia, dice Prevost, che deve terminare. L'invito a rialzarsi insieme "dalle macerie", e il monito ad arginare il "delirio di onnipotenza" che "si fa sempre più imprevedibile e aggressivo". Nel giorno in cui in Pakistan, a Islamabad, iniziano i colloqui tra Stati Uniti e Ira, Leone XIV presiede la veglia di preghiera per invocare la pace nella Basilica di San Pietro.

Una iniziativa, da lui voluta e annunciata la domenica di Pasqua, che fa seguito ai suoi numerosi appelli affinché tacciano le armi. "Vi sono inderogabili responsabilità dei governanti delle Nazioni - ammonisce il Pontefice -. A loro gridiamo: fermatevi! È il tempo della pace! Sedete ai tavoli del dialogo e della mediazione, non ai tavoli dove si pianifica il riarmo e si deliberano azioni di morte!". Perché, ribadisce il Papa statunitense, "la guerra divide, la speranza unisce", la "prepotenza calpesta" e "l'idolatria acceca". Viviamo "un'ora drammatica della storia" e occorre affrontarla insieme, "come umanità e con umanità". La recita del rosario in una San Pietro gremita. Anche la piazza è affollata e il Papa - a sorpresa - va a benedire i fedeli e a invitarli ad unirsi al suo grido di pace. "Vogliamo dire a tutto il mondo che è possibile costruire la pace", esordisce. E già si comprende il fil rouge della sua iniziativa. "Rialziamoci dalle macerie! Niente ci può chiudere in un destino già scritto, nemmeno in questo mondo in cui sembrano non bastare i sepolcri, perché si continua a crocifiggere, ad annientare la vita, senza diritto e senza pietà" continua il Papa, che poi cita i suoi predecessori, da Paolo VI a Giovanni Paolo II. "Mai più la guerra!". Non cita, Prevost, i singoli conflitti che attanagliano il mondo.

Ma il pensiero va a quella nel Golfo e in Medio Oriente. "Abbiamo qui un argine a quel delirio di onnipotenza che attorno a noi si fa sempre più imprevedibile e aggressivo. Gli equilibri nella famiglia umana - osserva - sono gravemente destabilizzati. Viene trascinato nei discorsi di morte persino il Nome santo di Dio, il Dio della vita".

Ed ancora: "Ovunque si avvertono minacce, invece di chiamate all'ascolto e all'incontro. Alla morte è asservito chi ha voltato le spalle al Dio vivente, per fare di sé stesso e del proprio potere l'idolo muto, cieco e sordo, cui sacrificare ogni valore e pretendere che il mondo intero pieghi il ginocchio. Fratelli e sorelle di ogni lingua, popolo e nazione: siamo una sola famiglia che piange, che spera e che si rialza", dice ancora il Papa citando la preghiera per la pace di Giovanni Paolo II del 1991: "Mai più la guerra, avventura senza ritorno, mai più la guerra, spirale di lutti e di violenza". Infine la preghiera del Pontefice affinché "la follia della guerra abbia termine", accompagnata dall'invito ad ascoltare "la voce dei bambini" dai quali si percepisce, con la verità dell'innocenza, tutto l'orrore e la disumanità di azioni che alcuni adulti vantano con orgoglio".