Fra l'11 e 13 maggio, Sea watch 5, ha recuperato in mare 166 migranti. Al primo evento, 27,7 miglia dalle coste libiche, 5 trafficanti mascherati a bordo di una barca veloce e ben attrezzata hanno consegnato ai talebani dell'accoglienza della Ong tedesca una novantina di migranti illegali, tutti del Bangladesh. La scena è stata filmata da un aereo di sorveglianza di Frontex e il capitano dell'ammiraglia «umanitaria» è indagato dalla Procura di Brindisi per favoreggiamento aggravato dell'immigrazione clandestina. Al secondo «incontro» del 12 maggio si è avvicinata a Sea Watch 5, un'altra lancia veloce con uno scafista mascherato al timone.
Quattro video diversi, girati dai migranti con i telefonini, dimostrano chiaramente che non erano in difficoltà, ma si sono diretti verso i «soccorritori», non viceversa. Tutti cittadini del Bangladesh, a parte un egiziano. In seguito, in un terzo evento, sono stati recuperati altri migranti per un totale di 166 persone sbarcate dalla nave della Ong il 15 maggio a Brindisi. Oltre 150 erano del Bangladesh, la prima nazionalità di arrivi in Italia negli ultimi tre anni via Libia. Il loro paese non è in guerra e la stragrande maggioranza non avrebbe diritto a rimanere, ma l'Italia attrae il 90% dell'immigrazione illegale dal Bangladesh verso l'Europa. Un dettagliato rapporto di marzo degli analisti indipendenti del Mixed migration center (Mmc) su rotte, rete, prezzi del traffico dei bengalesi rivela che pagano «tra i 10.000 e i 14.000 dollari per l'intero viaggio fino all'Italia, con molti che alla fine spendono tra i 15.000 e i 17.000 dollari dopo estorsioni e costi aggiuntivi in Libia». Il giro d'affari dei trafficanti per «il contrabbando (di esseri umani nda) Bangladesh-Libia-Italia è di 160-190 milioni di dollari all'anno».
Nel 2025 sono sbarcati 20.164 clandestini del Bangladesh e da gennaio a ieri sono 4.426, la prima nazionalità. Il rapporto di Mmc dedica un capitolo al «Fattore di attrazione verso l'Italia». E pubblica una delle tante immagini in rete dove si vede in primo piano un trafficante con il volto oscurato, una massa di clandestini bengalesi apparentemente felici ed il titolo: «Informazioni sull'Italia dei sogni». Su Facebook e altri social ci sono decine di pagine e messaggi dedicati al «viaggio» dal Bangladesh e all'attraversamento del Mediterraneo partendo dalla Libia con foto delle navi delle Ong del mare, postate ad arte, per fare intendere che verranno a prendere i migranti. Oltre ai video girati a bordo dei barconi che arrivano a Lampedusa o vengono recuperati dalle unità come Sea Watch.
Gli intervistati nel rapporto spiegano che l'Italia è la meta ideale per «le passate campagne di regolarizzazione», la possibilità di «ottenere permessi di soggiorno senza documenti» e «trovare impiego stabile nelle comunità del Bangladesh». La diaspora a Roma, Milano, Napoli, Monfalcone «rafforza queste dinamiche di attrazione». La rete di trafficanti, facilitatori, scafisti lungo la rotta del traffico di esseri umani è transnazionale e parte da «mediatori», chiamati dalal, nei principali hub di partenza in Bangladesh come Shariapour, Madipour, Poritpour, e Kishervans. Talvolta il reclutamento avviene on line e le informazioni per il viaggio sono scambiate «su Imo, una popolare piattaforma di messaggistica tra le comunità del Bangladesh».
Sul prezzo minimo di 10mila dollari, il migrante consegna un anticipo di 3000 e il resto quando arriva in Libia. I soldi vengono spesso versati da familiari, amici in Italia o a debito con lunghi periodi di lavoro forzato sul territorio libico. Il viaggio inizia con un normale biglietto aereo e qualcuno che chiude un occhio all'aeroporto di Dacca per l'imbarco di un volo diretto a Dubai oppure in Kuwait, via India o Sri Lanka, per proseguire in Egitto e poi verso l'aeroporto internazionale di Benina a Bengasi. «Dubai è un fulcro logistico e finanziario che collega l'infrastruttura di reclutamento in Bangladesh con l'economia del contrabbando che trasporta persone in Libia» si legge nel rapporto. Una volta atterrati nella «capitale» della Cirenaica controllata da Khalifa Haftar i migranti pagano 500 dinari libici ciascuno, circa 80 dollari, di tassa d'ingresso, che aiuta a mantenere l'esercito del generale. In misura minore si imbarcano subito verso la Grecia, ma il grosso prosegue, grazie alla rete trasversale del traffico, «lungo l'autostrada costiera da Bengasi ad Ajdabiya, poi Sirte, Misurata, Tripoli, per arrivare a Zuwara» principale hub delle partenze verso l'Italia nella Libia occidentale. Altri punti di partenza sono Zawiya e Sabratha, da dove i trafficanti hanno portato, l'11 maggio, il primo carico di bengalesi a Sea Watch 5.

