La bodycam accesa prima che la situazione precipiti. È questo uno degli elementi centrali nell’inchiesta sulla morte di Abderrahim Fakir, il quarantaduenne deceduto domenica mattina al quartiere Pilastro di Bologna dopo essere stato immobilizzato durante un intervento della polizia. Come riportato dal Corriere, il dispositivo indossato dal capopattuglia avrebbe registrato circa venti minuti, documentando l’intera sequenza: dai primi comportamenti aggressivi dell’uomo fino all’arrivo dei soccorritori e al drammatico epilogo. Una ricostruzione che potrebbe risultare decisiva per comprendere non soltanto gli ultimi istanti di Fakir, ma anche il contesto nel quale i due agenti si sono trovati a operare.
Le immagini iniziano quando Fakir spintona un automobilista intenzionato a parcheggiare e colpisce con un pugno la vettura. In questa prima fase, secondo quanto ricostruito dal legale dei poliziotti Gabriele Bordoni, il tentativo di contenimento sarebbe stato esclusivamente verbale. Gli agenti avrebbero cercato dunque di riportare la calma senza ricorrere immediatamente alla forza. Il capopattuglia - 28 anni - avrebbe deciso quasi subito di attivare la bodycam che porta abitualmente con sé. Una scelta compiuta, sostiene la difesa, proprio per lasciare una traccia completa dell’intervento ed evitare che eventuali contestazioni successive possano fondarsi soltanto su ricostruzioni parziali o testimonianze contrastanti.
Il filmato proseguirebbe poi durante la fase più concitata: Fakir oppone resistenza e tenta anche di mordere uno degli agenti, che in seguito verrà medicato con una prognosi di dodici giorni. La situazione si sposta nel cortile del complesso residenziale, mentre dalle finestre diversi residenti osservano, fotografano e riprendono la scena con i telefoni cellulari.
Accanto alla registrazione integrale della bodycam esistono anche altri video. Uno, della durata di cinque minuti e venti secondi, documenta gli ultimi momenti dell’intervento. Sono proprio queste immagini ad aver alimentato le polemiche e le richieste di chiarimento sulla condotta dei poliziotti. Secondo l’avvocato Bordoni, che ha incontrato i due agenti per circa tre ore, nei filmati non emergerebbero comportamenti manifestamente sproporzionati. Il legale sottolinea inoltre che alcuni cittadini sarebbero scesi nel cortile per aiutare i poliziotti e che i sanitari presenti non avrebbero segnalato, durante l’immobilizzazione, anomalie evidenti. Come rimarcato dal Corriere, la difesa considera significativa anche l’assenza di proteste immediate da parte delle numerose persone che stavano assistendo alla scena. Un elemento che, naturalmente, non può sostituire gli accertamenti tecnici e medico-legali, ma che viene indicato dal legale come parte del contesto complessivo.
Ma ce n'è anche un altro, diffuso dal Tg di La 7 e girato da un residente. Mostra Abderrahim Fakir steso in terra vicino ad una scala che dal giardino porta ai garage di via Svevo a Bologna, in stato confusionale prima che venga immobilizzato dagli agenti. Al momento del video, la polizia è già presente e si sente un agente che si rivolge a Fakir a distanza dicendogli "devi stare calmo" e viene zittito dall'uomo. La polizia poi interverrà quando il marocchino si scaglia - come detto - contro l'automobilista. Altri filmati, girati dall'alto da persone che vivono nella strada e mostrati dal TgrRai dell'Emilia-Romagna, inquadrano il 42enne nella stessa posizione, sdraiato, senza scarpe, che grida e si muove sull'asfalto
Importanti dettagli anche dalle testimonianze. Secondo quanto riferito dai volontari della Croce Rossa coinvolti, sarebbe trascorso "meno di un minuto" tra la fine delle operazioni di contenimento della Polizia per immobilizzare Fakir e l'intervento dei volontari soccorritori della CRI per tentare di salvare l'uomo. Il 42enne "aveva funzioni vitali ancora rilevabili, nel momento in cui i volontari hanno potuto avvicinarsi, anche se le condizioni sono apparse subito disperate tanto che, dopo poche decine di secondi iniziano a praticargli la manovra di rianimazione cardiopolmonare". Secondo quanto appreso dall'Ansa, dopo il massaggio cardiaco, i volontari della Croce Rossa avrebbero applicato all'uomo il defibrillatore ma il dispositivo non avrebbe fatti partire la scarica elettrica per le gravissime condizioni in cui Fakir versava. Il dispositivo, infatti, è dotato di un meccanismo di salvaguardia che blocca le scariche se i parametri vitali del soggetto sono compromessi a tal punto da rendere l'operazione inutile oppure controproducente.
Ricordiamo che la Procura di Bologna ha aperto un fascicolo per omicidio colposo. I due poliziotti, così come i quattro soccorritori della Croce Rossa intervenuti sul posto, non risultano formalmente indagati: a evitare, almeno in questa fase, l’emissione automatica degli avvisi di garanzia è la nuova disciplina prevista per chi agisce in presenza di una possibile causa di giustificazione. Non sono stati adottati provvedimenti di sospensione. Il capopattuglia si trova in licenza, mentre il collega di 23 anni è in malattia per le lesioni riportate durante l’intervento. Entrambi, racconta il loro avvocato, sarebbero “sconvolti, addolorati, attoniti” per una vicenda iniziata come un’operazione ordinaria e conclusasi con la morte di un uomo.
Ora toccherà agli inquirenti confrontare le registrazioni della bodycam con i video realizzati dai residenti, le dichiarazioni dei testimoni, le comunicazioni di servizio e soprattutto gli esiti dell’autopsia. Le immagini possono mostrare come si è svolto l’intervento. Saranno invece gli accertamenti medico-legali a dover chiarire che cosa abbia provocato la morte di Fakir e se esista un rapporto diretto con le modalità dell’immobilizzazione.

