- Questa è una di quelle giornate iniziate bene e finite in bellezza.
- Partiamo da Ilaria Salis. Lo dico subito: la condanna “in contumacia”, cioè senza che lei potesse difendersi (pare che non siano riusciti a notificare l’atto), vale quello che vale. Cioè una condanna in primo grado, non definitiva, contro cui farà appello. Garantismo sia. Però ci sono un paio di cosette da dire su questa storia.
- Primo. Fa abbastanza ridere che la paladina degli ultimi, quella che combatte il capitalismo in ogni sua forma, abbia deciso di fare “come fan tutti” e di assumere i collaboratori con un co.co.co. o a partita Iva. Dov’è la contrattazione collettiva? Dov’è l’importanza di un contratto stabile? Dove sono le tutele? Leggo dal programma di Avs: “L’Italia è diventato il paese dove 8 nuovi contratti di lavoro su 10 sono a termine. (...) È del tutto evidente che in una simile situazione diventa impossibile per chiunque progettare il proprio futuro con serenità, come dovrebbe invece essere diritto di ciascuno. Tirocini, contratti a chiamata, staff leasing, tempo determinato, collaborazioni occasionali, partita iva a mono committenza: sono mille le forme della precarietà. (...) Noi crediamo che tutto questo debba essere cancellato, per tornare alla normalità del contratto a tempo indeterminato, con un tempo di prova iniziale. In alternativa, il contratto a termine, ma solo per causali che ne giustifichino l’impiego”. Ci vedo solo io un minimo di incoerenza?
- Secondo. Salis avrebbe silurato i due collaboratori perché era venuto meno il rapporto fiduciario, nel primo caso, e per “manifesta insoddisfazione riguardo ai contenuti della sua collaborazione”, nel secondo. Benvenuta tra noi. Oserei dire: benvenuta tra noi “padroni” che, se uno non lavora bene o non ti fidi più di lui, sogniamo di poter licenziare rapidamente il dipendente “insoddisfacente”. Invece, mentre in Italia è decisamente complicato cacciare un lavoratore, anche il più fannullone, lei li manda via come se nulla fosse. È giusto, sia chiaro. Siamo d’accordo con lei. Benvenuta tra noi. Però leggo sempre dal programma di Avs: “La Costituzione non può fermarsi fuori dai luoghi di lavoro, e perché questo accada si deve essere liberi dal ricatto di essere licenziati senza giusta causa. Iscriversi a un sindacato, professare le proprie idee, denunciare eventuali condizioni di insicurezza, pretendere il rispetto dei propri diritti: sono tutte cose che devono appartenerci senza paura. Per questo vogliamo il ripristino di un sistema di protezione fondato sulla reintegra nel posto di lavoro per tutte e tutti, indipendentemente dalle dimensioni e dal settore dell’impresa”. Ci vedo solo io un minimo di incoerenza?
- Nella sua nota di spiegazioni, in cui annuncia di non condividere la decisione del tribunale, Salis dice che “la decisione di interrompere la collaborazione con i due assistenti non è stata arbitraria, improvvisa né priva di motivazioni. Era diventata, al contrario, necessaria per tutelare il corretto esercizio del mio mandato parlamentare, le risorse pubbliche affidate alla mia responsabilità e, in ultima analisi, le persone che rappresento”. Ed è giusto, sia chiaro. Ma si tratta di un discorso pienamente capitalista, cosa che lei invece, a parole, combatte. Mi spiego. Salis ha interrotto le collaborazioni perché riteneva di avere buone motivazioni, al fine di “tutelare il corretto esercizio del suo mandato”, cioè per difendere il suo legittimo interesse a fare bene il proprio lavoro. Giusto. Ma lo stesso fanno i manager e i proprietari delle aziende: a volte vorrebbero interrompere le collaborazioni con i loro dipendenti “per tutelare il corretto esercizio” del loro mandato di amministratori delegati, il cui fine è rendere più produttiva e redditizia un’azienda. Insomma: il buon “reddito” di un “capitalista” è paragonabile al “mandato parlamentare” di Salis da tutelare, interesse che Ilaria ha deciso di difendere licenziando due persone e lasciandole senza stipendio. Aridaje: benvenuta tra noi capitalisti.
- Poi dico una cosetta per quanto riguarda il fatto che non abbia avuto “la possibilità” di difendersi “nel giudizio di primo grado (svoltosi in mia assenza e a mia insaputa) perché, pur essendo perfettamente note le modalità con cui notificarmi gli atti – sarebbe stato sufficiente inviare una comunicazione alla mia casella di posta elettronica o alla mia Pec –, la notifica non mi è mai pervenuta”. Salis ha poco da lamentarsi. La giustizia italiana funziona un po’ così, ma è stata lei a chiedere ai cittadini di bocciare ogni tentativo di riforma. Quindi, se ha da lagnarsi, bussi ai suoi amici magistrati.
- Mario Roggero resta in carcere ed era scontato che sarebbe finita così. Mi sa che qui, delle due, l’una: o Mattarella gli concede la grazia, oppure almeno quattro o cinque anni deve farseli.
- È morta Monica, la donna falciata da Salim El Koudri a Modena. Ecco, Lepore. Fai una cosa: prova a convocare una bella piazza per lei.
- Allora. Renzi sfida Vannacci a correre. Vannacci rilancia con la mezza maratona e una nuotata. Renzi ri-rilancia parlando di maratona completa, ma non il 4 ottobre perché c’è la Leopolda. Amici, svegliatemi: non può essere vero che sto davvero vivendo in un’epoca in cui i politici dibattono così.
- Il Giappone ha autorizzato i bermuda in ufficio. Mi dispiace, dissento. Almeno al lavoro, un minimo di decoro.
- C’è una questione forse poco dibattuta in merito agli impianti fotovoltaici, che tanto piacciono alla gente che piace. E la grandine? In Lombardia, in questi giorni, interi campi “coltivati” a energia solare sono stati distrutti. Ci sono le assicurazioni, certo. Anche gli impianti nucleari possono esplodere. Però dovremo tenerne conto, se pensiamo di risollevare le sorti energetiche del Paese a suon di pannelli.
- Domanda, domandina. Ma pensiamo davvero che i problemi della Nazionale italiana di calcio si risolvano pescando dal cilindro Pep Guardiola? Bravissimo, eh, ma qui manca la materia prima. Se a Cracco dai ingredienti scarsi, non può fare miracoli.
- C’è qualcosa di vergognoso nel racconto che il Corriere sta facendo della vicenda di Bologna. Non potendo affermare con sicurezza che Fakir sia stato ucciso dai due agenti, anche se forse vorrebbero farlo, stanno puntando tutto sul fatto che i due poliziotti sono “giovani”. Ribadiscono a ogni piè sospinto che hanno solo 28 e 23 anni, che non hanno grande anzianità di servizio, come a far intendere che non siano stati in grado di gestire la situazione. E poi, ovviamente, i video. I video che mostrano l’uomo a terra che sembra chiedere aiuto. Signori: ma se io chiedo aiuto e poi sbatto la testa contro un garage, do dei morsi agli uomini in divisa e mi dimeno, come pensate che avrebbero dovuto fermarmi? Con le carezze?
- Il fatto che il Corriere debba specificare che l’ambulanza è arrivata senza medico mi manda ai matti. Ma scusate: per le migliaia di decessi che ogni giorno vengono registrati in Italia e per cui l’intervento del 118 non è risolutivo, ogni volta chiedete della presenza del medico? Eddai.
Salis come i capitalisti, tutti in piazza me Monica e Vannacci: quindi, oggi…
Scritto il 22/07/2026
da Giuseppe De Lorenzo

